Giornata della biodiversità: cercare la lontra nell’acqua senza vederla
Nel giorno dedicato alla biodiversità, Arpal racconta come lavora tutto l’anno per tutelarla: la settimana scorsa a Cuneo, esperti da tutta Italia si sono confrontati sull'eDNA, una tecnica che cambia il modo di monitorare gli ecosistemi.
Il 22 maggio è la Giornata mondiale della biodiversità, istituita dalle Nazioni Unite per richiamare l’attenzione sulla ricchezza della vita sul pianeta. Il tema scelto per il 2026, “Acting locally for global impact”, mette al centro un principio che in Arpal è parte del lavoro quotidiano: la tutela della biodiversità si costruisce sul territorio, con azioni concrete e continuative. Il progetto ALPIMED+ ECOTERR, che ha partecipato al Cuneo Mountain Festival il 15 maggio a Cuneo, ne è un esempio.
L’acqua come archivio biologico
Ogni organismo lascia tracce di DNA nell’ambiente in cui vive attraverso feci, muco e altri residui biologici dispersi in acqua, suolo o aria. Raccogliere un campione da un torrente alpino e analizzarne il contenuto genetico permette di rilevare la presenza di specie senza avvistarle direttamente. È questa l’idea alla base del DNA ambientale (eDNA), una tecnica sempre più usata nel monitoraggio degli ecosistemi.
Proprio la scorsa settimana, Arpal ha coordinato il Forum scientifico del progetto ALPIMED+ ECOTERR, dedicato proprio a questa tecnica. Al tavolo si sono seduti esperti provenienti da ISPRA, dall’Istituto Zooprofilattico del Piemonte Liguria e Valle d’Aosta, dalla Fondazione Edmund Mach, dalle università di Firenze, Milano-Bicocca e Molise e da ARPA FVG: un incontro tecnico concreto, centrato sulle esperienze applicative e sulle criticità metodologiche ancora aperte.
Tre obiettivi che mostrano le potenzialità del metodo
Il progetto ALPIMED+ ECOTERR, di cui Arpal è capofila, applica l’eDNA a quattro specie target che rappresentano tre diversi ambiti di utilizzo della tecnica.
La lontra e la puzzola sono specie di interesse conservazionistico, difficili da censire con i metodi tradizionali per via delle loro abitudini elusive. Il gambero della Louisiana rappresenta il caso delle specie aliene: rilevarne la presenza precocemente è uno degli ambiti in cui l’eDNA mostra i risultati più promettenti.
Il Ranavirus, infine, apre la strada al monitoraggio dei patogeni: rilevare un agente infettivo direttamente dall’ambiente, senza dover analizzare i singoli individui.
Il forum del 15 maggio ha offerto l’occasione per confrontarsi concretamente sugli aspetti metodologici: quali matrici campionare (acqua, suolo, aria), quale approccio adottare (dalla qPCR per singola specie al metabarcoding per la caratterizzazione delle comunità) e come muoversi verso approcci quantitativi capaci di correlare la presenza di eDNA alla densità effettiva delle popolazioni.
Per garantire la dimensione transfrontaliera del progetto, alcune specie sono monitorate sia in Italia che in Francia, con partner diversi che operano su ciascun versante.
Un forum dentro un progetto più grande
Il Forum scientifico è uno dei quattro tavoli del PITER ALPIMED+ ECOTERR, progetto quadro di cooperazione italo-francese finanziato dal programma europeo Interreg Alcotra 2021-2027. Gli altri tre forum — economico, dei cittadini e dei progetti — hanno lavorato in parallelo nella stessa giornata, con l’obiettivo comune di contribuire alla definizione della Strategia Alpi-Mediterraneo 2030-2050.

Un'immagine dal Tavolo di confronto tra esperti sul tema del DNA ambientale.
Il forum coordinato da Arpal e Regione Liguria ha portato il confronto su eDNA a una dimensione transfrontaliera, riunendo competenze diverse attorno a un territorio condiviso. Non solo scambio di dati: anche la condivisione di vantaggi percepiti e criticità riscontrate nell’applicazione della tecnica, con la prospettiva di farla evolvere insieme nei contesti alpini e mediterranei.

