Specie aliene: più presto si individuano, meglio si gestiscono
A Ventimiglia enti istituzionali, ricerca e parchi a confronto sulla sorveglianza delle specie aliene invasive, dalla vespa velutina alle zanzare.
Il workshop è partito da una biodiversità che non ha frontiere
Il 7 ottobre 2026 i Giardini Botanici Hanbury di Ventimiglia hanno ospitato il workshop «Rete in allerta: gli strumenti ALIEM per la sorveglianza del territorio», organizzato da Arpal nell'ambito del progetto ALIEM VIGIL. Tra i temi al centro della giornata, l'approccio One Health, che considera ambiente, persone e animali come un unico sistema di salute, indicato come una direzione importante da portare avanti.
La mattinata ha visto la moderazione di Daniela Caracciolo, responsabile dell'Unità Operativa Biodiversità e Progettazione UE di Arpal, mentre nel pomeriggio la tavola rotonda è stata guidata da Francesco Tomasinelli, biologo, fotografo e divulgatore scientifico.
Nei saluti Paola Carnevale, direttore scientifico di Arpal, ha ricordato che la biodiversità non ha frontiere e che le reti non devono restare solo scritte, ma vanno costruite davvero: come nel caso della rete di Aliem che si è andata rafforzando dal 2017 grazie ai diversi progetti che si sono susseguiti per quasi dieci anni. Luigi Minuto, professore di Botanica sistematica dell'Università di Genova e presidente del Centro di Servizi per i Giardini Botanici Hanbury, ha aggiunto che proprio la posizione di confine permette di osservare le specie in arrivo da ponente.

Una rete in azione: piattaforma, punti di ingresso e vespa velutina
L'idea di fondo è che più occhi guardano, prima le specie si individuano. Lo hanno ricordato Marie-Cécile Ruiz e Margot Culioli, dell'Ufficio Ambiente della Corsica, presentando la piattaforma ALIEM NETWORK, che raccoglie e semplifica le segnalazioni. Dai punti di ingresso ai dati, il passo lo ha illustrato Filippo Demicheli di Arpal: l'Osservatorio della Biodiversità Ligure (Li.Bi.Oss.) può diventare il luogo in cui le informazioni si raccolgono e si ordinano, a patto di avere referenti stabili negli enti e competenze chiare tra porti, sanità, fitosanitario e dogane.
Che una rete così funzioni, in Liguria, lo dimostra già la vespa velutina. Come ha raccontato Fabiano Sartirana, del Parco naturale regionale delle Alpi Liguri, dal 2019 il Parco raccoglie migliaia di segnalazioni e le inoltra a 12 squadre di operatori formati, che ogni anno effettuano migliaia di interventi sui nidi.
Una rete in evoluzione: fitosanitario, sanità e università insieme
Che cosa cambia quando i dati circolano in tempo reale lo ha spiegato Gianni Anselmo, del Servizio Fitosanitario della Regione Liguria, con il caso della Popillia japonica: è stata proprio la segnalazione di un cittadino a consentire il primo rilevamento in Liguria, e questo ha permesso di intervenire per tempo. Che le specie aliene non siano solo una questione ambientale lo ha ricordato Alessia Di Blasio, dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte, Liguria e Valle d'Aosta (IZSPLV): sono anche un fattore di rischio biologico ed epidemiologico.
Lo si vede bene con le zanzare, che Giuseppina Carta e Francesca Boero, del Dipartimento di Scienze della Terra, dell'Ambiente e della Vita (DISTAV) dell'Università di Genova, monitorano dal 1° maggio al 30 novembre, con attenzione ad Aedes japonicus e Aedes koreicus, arrivate più di recente.
Non solo zanzare, però: anche le mosche sono osservate speciali. Alcune specie sono miasigene, possono cioè deporre uova all'interno di ferite di persone e animali vivi, e possono trasportare patogeni. Per questo il DISTAV segue i ditteri saprofagi con trappole a esca e campionamenti a retino, in collaborazione con la medicina legale. Il monitoraggio preventivo conta, hanno spiegato le ricercatrici, perché non sempre si trova ciò che si cerca dove lo si cerca. E proprio per questo i giardini botanici sono biotopi sentinella: luoghi dove seguire nel tempo le specie presenti e intercettare presto le nuove.
Una rete che comunica: scegliere le parole e coinvolgere le persone
Una rete funziona anche per come racconta ciò che fa. Gabriele Casazza (DISTAV) ha invitato a scegliere con cura il lessico, evitando allarmismi e termini divisivi, ma ha avvertito che non basta: per coinvolgere bisogna andare verso le persone e puntare su pochi nodi che poi funzionano da ambasciatori. Sulla stessa linea Francesco Tomasinelli, fotogiornalista ed esperto divulgatore, che ha suggerito di raccontare storie costruttive e di dare al pubblico qualcosa da fare.
Che la comunicazione sia il motore della citizen science lo ha mostrato Daniele Grech, dell'International Marine Centre di Oristano, con LIFE Pinna, il progetto per la tutela della nacchera di mare (Pinna nobilis) concluso di recente con il coordinamento di Arpal: moltissime osservazioni sono arrivate proprio grazie al lavoro fatto con il grande pubblico.
Dalla tavola rotonda: norme chiare, ruoli condivisi e un esempio di rete europea
In apertura di tavola rotonda, Lucilla Carnevali dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) ha ripercorso i riferimenti normativi e si è soffermata sul fattore tempo: un primo avvistamento segnalato subito, come quando vengono rilasciati animali da compagnia, spesso consente di eradicare la specie, mentre più tardi restano solo le attività di controllo.

Alcune immagini dalla tavola rotonda del pomeriggio.
Il tema dei ruoli è tornato con Paolo Genta, che ha descritto la Regione Liguria come regia tra i diversi livelli istituzionali, in dialogo con enti e cittadinanza, e con Angelo Ferrari, vicepresidente dell'IZSPLV, per cui One Health resta un riferimento fondamentale: le specie aliene si muovono senza vincoli burocratici, e anche le istituzioni, ha osservato, dovrebbero imparare a superare confini e burocrazia. Il versante della salute è entrato con Antonella Mofferdin e Anna Camoriano, degli Uffici di Sanità Marittima, Aerea e di Frontiera e Servizi di Assistenza Sanitaria al Personale Navigante (USMAF-SASN) del Ministero della Salute, che hanno raccontato i controlli in porti e aeroporti, a bordo di navi e aerei, per evitare l’ingresso di malattie, dalla presenza di roditori e insetti ai ristagni d’acqua nelle stive, un lavoro utile anche alla prevenzione delle arbovirosi.
Dall'agricoltura è arrivato lo sguardo di Giovanni Minuto, del Centro di Sperimentazione e Assistenza Agricola (CeRSAA): il clima sta cambiando l'equilibrio tra ospite, patogeno e ambiente, e in Liguria le segnalazioni di specie aliene sulle colture sono cresciute del 300% negli ultimi vent'anni rispetto al periodo 1980-2000. Un’esperienza di gestione già avviata l’hanno portata Chiara Montagnani ed Emanuele Vegini (Università di Milano-Bicocca), con la task force che supporta Regione Lombardia: una rete territoriale che coinvolge enti, associazioni e cittadini e che mostra come intervenire presto e su aree circoscritte dia risultati.
Un esempio di rete che già funziona lo hanno portato i Carabinieri Forestali (Cap. Alberto Sartori e Lgt. C.S. Daniele Canepa), dopo aver richiamato il quadro normativo, dalla convenzione CITES ai regolamenti europei e al decreto legislativo 230/2017. Il monitoraggio forestale si appoggia alla Convenzione sull'inquinamento atmosferico transfrontaliero, nata nel 1979 per affrontare insieme le piogge acide: fu la prima volta che molti Paesi si accordarono su un problema comune, e oggi quella rete riunisce 42 Paesi con un linguaggio condiviso, così che la comparsa di un nuovo inquinante o parassita mette in allerta tutti. Un modello, hanno osservato, che dà buone speranze anche di fronte ai cambiamenti climatici. Tra le proposte finali, nuovi corsi di formazione con gli esperti per preparare sempre più persone alla gestione delle specie aliene.
ALIEM VIGIL è un progetto finanziato dal Programma Interreg Italia-Francia Marittimo 2021-2027.

