Biodiversità e monitoraggi per adattarsi al clima nel delta del Saloum
Nell’ambito del progetto SI-CLIMAT, Arpal supporta Regione Liguria per trasformare dati di monitoraggio in strumenti di gestione ambientale nella riserva marina di Bamboung.
Un'agenzia regionale, una vocazione più larga
Arpal nasce per supportare Regione Liguria nella protezione del suo ambiente. E le competenze sviluppate nel monitoraggio delle acque, delle coste e della biodiversità, sono utili anche altrove, soprattutto dove mancano strutture adeguate. L'idea alla base dei progetti di cooperazione internazionale è mettere a disposizione metodi e saperi tecnici in contesti deficitari da questo punto di vista.

Nell'immagine i tecnici Arpal insieme al Conservatore dell'AMP, le rappresentanti di Regione Liguria, Associazione no-profit Bambini nel Deserto e la coordinatrice del progetto SI-CLIMAT.
Nel progetto SI-CLIMAT | Senegal innovativo per un futuro sostenibile, sostenuto dall'Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) e realizzato in collaborazione con la Regione Emilia-Romagna, la Regione Liguria partecipa come partner. Arpal supporta Regione Liguria come ente tecnico di riferimento per le attività di monitoraggio ambientale e gestione dei dati naturalistici. L’Agenzia gestisce, per conto di Regione Liguria, l’Osservatorio della Biodiversità Ligure - Li.Bi.Oss., la banca dati ufficiale di riferimento regionale per la natura in Liguria, che fa parte del Sistema Informativo Regionale Ambientale Ligure (SIRAL).
Il delta del Saloum e la riserva di Bamboung
L'area di intervento è il delta del Saloum, in Senegal: un sistema di mangrovie e canali intorno a Toubacouta, dove ha sede l'Area Marina Protetta (AMP) di Bamboung . È un ecosistema ricco di biodiversità ma molto vulnerabile ai cambiamenti climatici. Qui vivono comunità di pescatori la cui vita dipende direttamente dallo stato delle risorse naturali.
Il paradosso dei dati che non tornano
Nella riserva esistono già dati: su pesci, uccelli, mangrovie (nell'immagine a sinistra alcuni aironi su un albero di mangrovia). Vengono raccolti sul campo e condivisi a livello nazionale. Le elaborazioni e le analisi statistiche però non tornano al territorio, non alimentano decisioni locali e non permettono di capire se una prateria sta regredendo o se una popolazione ittica si sta riducendo. Senza questa lettura, è impossibile pianificare interventi concreti di adattamento ai cambiamenti climatici. Il problema non è solo raccogliere più dati ma imparare a usare quelli che già esistono.
Cosa ha fatto Arpal sul campo
La prima missione ha avuto un obiettivo preciso: capire. Prima di trasferire qualsiasi metodo, i tecnici di Arpal hanno incontrato le figure di riferimento delle comunità locali che vivono delle risorse del delta (Direttore dell’AMP, Sindaco e Prefetto), oltre a tutto il personale impegnato nella gestione della riserva marina e all’Associazione no-profit Bambini nel Deserto che da anni collabora con l’AMP promuovendo uno sviluppo sostenibile dell’area. Hanno analizzato i dati disponibili, mappato le competenze già presenti e identificato i bisogni reali. Un lavoro di ascolto e valutazione che è la base di qualsiasi cooperazione tecnica utile.
Cosa ti ha sorpreso di più nel primo contatto con il territorio?
Daniela Caracciolo, dirigente dell’unità operativa Biodiversità e Progettazione UE dell’ARPAL «Durante la visita alla riserva, ci siamo trovati di fronte a pescatori di frodo proprio nel weekend, quando di solito i controlli sono meno intensi a causa del cambio turno delle guardie. Quello che ci ha colpito è il motivo per cui queste persone arrivano anche da molto lontano: fuori dall'area marina protetta la risorsa è in calo a causa dell’eccessivo sforzo di prelievo. Ciò rende ancora più significativo il ruolo dell’Area Marina Protetta, in termini di tutela delle dinamiche ecologiche dell’ambiente naturale ma anche di sensibilizzazione delle comunità locali, al fine di stimolare comportamenti improntati alla sostenibilità ed alla collaborazione per preservare un patrimonio comune. Proprio in quest’ottica, il pesce sequestrato durante le operazioni di vigilanza non viene buttato: viene distribuito ai villaggi interni alla riserva.»
Il lavoro dei prossimi anni
Da qui al 2028, Arpal affiancherà la riserva di Bamboung in un percorso graduale. Il punto di partenza sarà l'organizzazione di una banca dati locale, con strumenti fogli di calcolo e software cartografici open-source, e la costruzione di indicatori sintetici che permettano di leggere le tendenze nel tempo.
Inoltre, vi è l’intenzione di formare il personale per l’utilizzo di tecniche di monitoraggio innovative, in grado di ridurre l’impegno degli operatori sul campo con valenza trasversale su diversi gruppi faunistici, già in parte consolidate sul territorio ligure:
- il DNA ambientale, che permette di rilevare la presenza di specie a partire da campioni di qualsiasi matrice ambientale, in questo caso acqua;
- le fototrappole e i registratori acustici per documentare la presenza della fauna attraverso il rilevamento dei movimenti e dei suoni che essa produce;
- i rilievi con drone per mappare la copertura vegetale e i cambiamenti nella morfologia costiera.

Nell'immagine un tavolo di lavoro: il confronto è avvenuto fra i tecnici di Arpal, i responsabili dell'Area Marina Protetta e associazioni che lavorano sul territorio.
L'obiettivo finale è che la riserva possa costruire e aggiornare in autonomia gli indicatori necessari a orientare un piano di adattamento ai cambiamenti climatici.
Quali competenze di Arpal sono più utili in un contesto come quello del delta del Saloum?
Stefano Ferretti, assistente dell’Ufficio Biodiversità dell’ARPAL «Abbiamo portato strumenti a costo zero: fogli di calcolo per raccogliere e elaborare i dati, software cartografici open-source per le mappature e le cartografie. Non sono strumenti semplici perché dietro a una mappa c'è una banca dati, e dietro ai grafici ci sono formule che permettono di costruire indicatori da monitorare nel tempo. È esattamente quello che serve per capire se un ecosistema sta cambiando.»
Un lavoro che coinvolge la comunità
Il lavoro non si è svolto solo con i tecnici della riserva. Sono stati coinvolti rappresentanti delle istituzioni e delle associazioni locali, che rappresentano un punto di riferimento per le comunità che vivono delle risorse dell’area. Le buone pratiche di gestione ambientale si radicano solo se sono riconosciute e sostenute da chi abita il territorio.
Cosa rende efficace un progetto di cooperazione sul territorio?
Maria Grazia Pizzoni, funzionario dell’Ufficio Progetti Europei dell’ARPAL «Ci sono persone che nella comunità hanno un'autorevolezza naturale, a partire dal Direttore della AMP fino ai membri del Comitato di Sorveglianza, che con le loro competenze scientifiche e di conoscenza delle comunità locali, diventano un riferimento per tutti. Le buone pratiche di gestione ambientale funzionano, ed hanno ricadute sul territorio, non solo perché sono giuste, ma perché riconosciute come l’unica vera proposta sostenibile nel tempo.»
Nell'immagine i tecnici Arpal, con la rappresentante di regione Liguria, insieme al Conservatore dell’AMP, il Sindaco e il Prefetto, e il personale impegnato nella gestione della riserva marina.
L'obiettivo: autonomia e adattamento
La sfida non è tanto garantire un risultato, ma indurre un cambiamento duraturo, generando una capacità reale dell’AMP di rispondere in autonomia ai propri bisogni futuri. La riserva di Bamboung dovrà poter costruire e aggiornare gli indicatori che serviranno a dare corpo alle schede progettuali previste dal Piano per il clima già redatto per Toubacouta. È un obiettivo che richiede tempo, ma che parte da basi concrete: dati che esistono, persone formate per usarli, strumenti che non dipendono da risorse esterne.
Uno scambio che arricchisce anche la Liguria
La cooperazione funziona quando non è solo trasferimento in una direzione. Lavorare in un ecosistema come il delta del Saloum, con pressioni diverse, governance distribuita tra istituzioni e comunità, vulnerabilità climatica già visibile, ha offerto ad Arpal una prospettiva nuova sui modelli di monitoraggio partecipativo. Un'esperienza particolarmente arricchente che avrà ricadute positive anche sul territorio ligure.
Guarda il video che racconta il viaggio dei tecnici Arpal per il progetto SI-CLIMAT (clicca sull'immagine sotto per il video su youtube).



