Dalla spiaggia al fondale: le banquette di posidonia come risorsa
Una tesi del Politecnico di Torino studia come gli accumuli di foglie di Posidonia oceanica sulle spiagge, detti banquette, possano diventare materiali bio-based e per il ripristino dei fondali.
Le banquette non sono un problema da risolvere
Ogni anno, al termine del ciclo vegetativo, le foglie di Posidonia oceanica si distaccano, vengono trasportate a riva dalle mareggiate e si accumulano sulle spiagge del Mediterraneo. Questi depositi, chiamati banquette, sono spesso percepiti come rifiuto e in molti casi vengono rimossi e smaltiti in discarica. Nel 2023, Arpal ha partecipato, nell’ambito del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente, alla redazione delle “Linee guida e buone pratiche per la gestione ecosostenibile degli accumuli di Posidonia oceanica e altre biomasse vegetali marine spiaggiate”.
Nel documento si ribadisce che le banquette svolgono un ruolo ecologico preciso: trattengono sedimento, riducono l’erosione costiera e restituiscono sostanza organica all’ambiente. Non sono un problema da risolvere: sono parte del ciclo della pianta.
Questa lettura ribaltata, da rifiuto a riuso, è al centro della tesi “Regenerative design with the Posidonia oceanica banquette”, sviluppata da Nicolò Bottero e Daniela Garibaldi al Politecnico di Torino, con la supervisione di Elena Comino e Laura Dominici e con il supporto tecnico di Arpal.
Un materiale composito dalle fibre marine
La ricerca, condotta in modo interdisciplinare tra il Dipartimento di Architettura e Design e il Dipartimento di Ingegneria dell’Ambiente del Territorio e delle Infrastrutture, ha esplorato le possibilità concrete di riuso della biomassa spiaggiata. Il punto di partenza è il design sistemico: considerare insieme mare, spiaggia, gestione, recupero e trapianto, costruendo una filiera locale che oggi non esiste.
Partendo dall’analisi delle caratteristiche fisiche delle fibre vegetali, i due tesisti hanno sperimentato la produzione di un composito naturale e modellabile, ottenuto mescolando banquette ripulite dalla plastica con acqua, gelificante e amido di mais. La lignina e la cellulosa presenti nelle foglie conferiscono rigidità al materiale, che è stato poi testato in acqua in laboratorio per tre mesi. L’approccio è volutamente accessibile, con una logica Do It Yourself (DIY) per favorire la replicabilità locale.

Figura 1 Alcuni campioni di materiale composto da posidonia e diverse combinazioni di gelificanti e solventi. Immagine tratta dalla tesi “Regenerative design with the Posidonia oceanica banquette”.
L’obiettivo non era solo produrre un oggetto funzionale da biomassa rinnovabile. La tesi propone di utilizzare questo materiale come substrato per trapianti assistiti di posidonia, sostituendo le reti metalliche e i supporti plastici attualmente in uso con un materiale naturale e biodegradabile. Il ciclo si chiude: dalla spiaggia al fondale.
Un altro utilizzo proposto dalla tesi riguarda un kit didattico, il Posilab, che utilizza alcuni oggetti creati con il materiale biobased come elementi per stimolare un’attività di citizen science. Idee progettuali future includono materiali fonoassorbenti o pannelli che possano esser utilizzati in edilizia ecologica.
Il monitoraggio Arpal: vent’anni di dati sulle praterie liguri
La Posidonia oceanica è una pianta marina endemica del Mediterraneo. Le sue praterie sommerse producono ossigeno, stabilizzano i fondali e ospitano una biodiversità straordinaria, oltre 350 specie per ettaro. Sono un indicatore biologico molto sensibile: la loro salute riflette direttamente la qualità delle acque costiere ed è per questo che la Direttiva 2000/60/CE le ha individuate come uno dei quattro elementi di qualità biologica per la classificazione dello stato ecologico delle acque marino-costiere.
Arpal monitora le praterie liguri dal 2002, nell’ambito dei programmi regionali e nazionali di controllo dell’ambiente marino costiero. Dal 2008 la rete è stata estesa per rispondere agli obblighi della Direttiva 2000/60/CE. Dal 2021 la rete è stata ulteriormente ampliata per adempiere alla Direttiva quadro 2008/56/CE sulla strategia per l’ambiente marino, In Liguria sono stati individuati 26 corpi idrici, quindici dei quali ospitano praterie di posidonia, per un totale di diciannove posidonieti monitorati con cadenza triennale.
Le attività di monitoraggio comprendono campionamenti subacquei, analisi fenologiche e lepidocronologiche sui fasci fogliari per valutarne lo stato di salute e stabilirne l’età in questo modo si ricava un indice (indice PREI) che determina lo stato di qualità ecologica di ciascuna prateria.

Figure 2a, b) Componenti vegetali conservate per le analisi sullo stato di salute. c) Rizomi osservati durante le attività svolte con Arpal. d) Misurazione delle parti sezionate della pianta di Posidonia oceanica. Immagine tratta dalla tesi “Regenerative design with the Posidonia oceanica banquette”.
Il metodo, consolidato in oltre vent’anni, è oggi in evoluzione sono in corso nuove proposte di monitoraggio, che prevedono un maggiore utilizzo di ROV subacquei per mappare le praterie con riprese video georeferenziate, riducendo così la necessità di prelievi massivi.
Un approccio che guarda avanti
La tesi è un esempio di come il pensiero progettuale, quando dialoga con le scienze ambientali, possa aprire prospettive nuove sulla gestione delle risorse costiere. Non è trovare un utilizzo creativo a qualcosa che altrimenti andrebbe in discarica: si tratta di riconoscere che il materiale ha già un valore, e che il progetto può amplificarlo invece di ignorarlo.
Per saperne di più consulta la brochure del progetto [PDF,1.8MB].
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Dalla ricerca alla filiera: un esempio concreto di economia circolare
La ricerca non si è fermata alla tesi. Il lavoro di Bottero e Garibaldi si è evoluto in Redonia, una startup innovativa che punta a costruire una filiera locale e sostenibile per il recupero delle banquette. L’obiettivo è offrire soluzioni concrete alle amministrazioni costiere: non più smaltimento in discarica, ma restituzione al territorio sotto forma di materiali e substrati per il ripristino delle praterie.
È un esempio di come la collaborazione tra enti scientifici, istituzioni e realtà locali possa tradursi in economia circolare reale: filiera corta, impatto ridotto, valore restituito al territorio. Il materiale nasce dal mare ed è progettato per tornarvi, e questo, più di qualsiasi definizione, è il senso concreto di rigenerazione ecosistemica.


