In mare con Talassa: come si monitorano i cetacei del Mar Ligure
Per il progetto Talassa, Arpal monitora il tursiope in un Sito di Importanza Comunitaria del Mar Ligure: il video girato a bordo del catamarano di Fondazione CIMA spiega il metodo scientifico dietro ogni avvistamento.
Uscite in mare per cercare il tursiope
Le attività si svolgono a bordo di Headwind, il catamarano da ricerca di Fondazione CIMA, attrezzato per lo studio dei grandi animali marini. Durante le uscite i ricercatori e ricercatrici hanno registrato diversi avvistamenti, tra cui capodogli (Physeter macrocephalus) e tartarughe marine (Caretta caretta): ogni osservazione contribuisce a identificare quali specie frequentano il Mar Ligure e in quali aree.
Ma un avvistamento diventa un dato scientifico solo se raccolto con un metodo rigoroso. È qui che sta il cuore del lavoro.
Cercare i cetacei è un lavoro di metodo
Osservare il mare non significa guardare a caso verso l’orizzonte. Serve un metodo che permetta di controllare la superficie in modo ordinato e continuativo.
L’osservazione avviene dalla torretta dell’imbarcazione, un punto rialzato con una visuale ampia e libera da ostacoli. Chi partecipa alterna l’occhio nudo al binocolo: il binocolo controlla le zone più lontane, lo sguardo diretto coglie i movimenti vicini alla barca.
Il campo visivo viene diviso in settori. Ogni osservatore controlla una porzione di mare per un tempo definito, poi si cambia. I turni servono a mantenere alta l’attenzione durante ore di navigazione.
Un cetaceo spesso resta visibile solo per poco tempo da pochi secondi a qualche minuto. Per questo si cercano segnali precisi: un soffio, una pinna dorsale, un salto, un movimento insolito dell’acqua. La forma della pinna, il profilo di emersione e il comportamento di nuoto aiutano a riconoscere la specie.
Clicca sull'immagine del binocolo per guardare un video in cui i ricercatori e le ricercatrici di Arpal e Cima raccontano come si cercano i cetacei in mare.
L’effort: lo sforzo di campionamento
Il valore scientifico di un monitoraggio non dipende solo da cosa si vede, ma da quanto e come si è cercato. È il concetto di effort, o sforzo di campionamento.
L’effort è descritto dall’insieme delle risorse impiegate per raccogliere i dati: il numero di operatori impegnati, le ore o le giornate di lavoro, le miglia di mare coperte, e la quantità di rilievi effettuati. Tenerne conto serve a rendere i risultati rappresentativi ed evitare le distorsioni, i cosiddetti bias.
Un avvistamento assume un significato diverso a seconda delle condizioni con cui viene registrato: può essere puntuale oppure associato ad un tracciato di ricerca attiva (in gergo “effort positivo”); quest’ultimo avviene con condizioni meteo marine adatte all’osservazione e in presenza di personale qualificato che monitorano costantemente a 360° l’orizzonte marino.
Cosa si registra durante un’osservazione
Quando viene individuato un possibile animale, il gruppo concentra l’attenzione nella stessa direzione. Si conferma la presenza e, se le condizioni lo permettono, si riconosce la specie.
Figura - In alto a sinistra: un capodoglio mentre si immerge. A destra: la torretta di avvistamento. Sotto a sinistra: il gruppo di ricercatori e ricercatrici CIMA e Arpal durante l'uscita del 17 luglio.
Vengono annotati il punto geografico e l’orario dell’avvistamento, la specie e il numero di individui e il comportamento. Tutte queste informazioni, assieme alle foto utili all’identificazione di singoli individui (fotoidentificazione), permettono di svolgere delle analisi statistiche per stimare l’andamento numerico delle popolazioni e confrontarle nel tempo.
Per questo ogni campagna deve dichiarare il proprio metodo di campionamento. Un’imbarcazione da ricerca può seguire rotte definite e fermarsi dopo un avvistamento; un traghetto di linea osserva lungo rotte fisse, ma non cambia rotta per seguire gli animali. Solo dati raccolti in condizioni confrontabili possono essere letti insieme.
Il progetto Talassa
Talassa — Tutela e Azioni piLota per una governAnce tranSfrontaliera dei Siti mArini protetti — è un progetto del programma europeo Interreg Italia-Francia Marittimo 2021-2027, con capofila la Regione Sardegna. Mette in comune i dati su specie e habitat di interesse comunitario, sperimenta azioni per ridurre gli impatti sull’ambiente marino e rafforza il coordinamento tra regioni, enti scientifici e gestori delle aree protette.
Per lo studio del tursiope, specie tutelata dalla Direttiva Habitat (92/43/CEE) e oggetto del monitoraggio in Talassa, Arpal si è avvalsa della collaborazione con Fondazione CIMA (Centro Internazionale in Monitoraggio Ambientale), che da anni studia i grandi cetacei del Mar Ligure, anche con il catamarano Headwind.
Dai dati alla tutela
Ogni uscita aggiunge un tassello alla conoscenza del Mar Ligure. Registrare avvistamenti, sforzo di campionamento e condizioni del mare permette di costruire serie di dati confrontabili nel tempo, e di capire quali aree frequentano i cetacei e come cambia la loro presenza.
È fondamentale ricordare l’importanza di avere dati e informazioni condivise e pubbliche, per comprendere lo stato del mar ligure, monitorare l’evoluzione delle popolazioni di specie marine come il tursiope e garantirne la protezione.
Il monitoraggio trasforma così l’osservazione del mare in uno strumento concreto per orientare la gestione e rafforzare la tutela della biodiversità.

