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  3. DNA ambientale: il metodo eDNA per studiare la biodiversità

DNA ambientale: il metodo eDNA per studiare la biodiversità

    • DNA ambientale (eDNA)
    • A cosa serve
    • Come funziona il metodo
    • Vantaggi e limiti
    • Progetti e applicazioni in Liguria
    • Il ruolo di Arpal

DNA ambientale (eDNA)

Il DNA ambientale (eDNA, dall'inglese environmental DNA) permette di rilevare la presenza di specie animali e vegetali attraverso le tracce genetiche che gli organismi lasciano nell'ambiente. È uno strumento innovativo per studiare la biodiversità e integrare i monitoraggi tradizionali.

Ogni organismo lascia tracce di sé — cellule, muco, feci, peli, polline — che possono contenere DNA. Analizzando un campione ambientale (ad esempio acqua di fiume o di mare) è possibile stabilire se una specie è presente o è passata in quell'area, anche senza osservarla direttamente.


A cosa serve

Il DNA ambientale è particolarmente utile per specie difficili da osservare: rare, elusive, attive solo in certi periodi, o distribuite in ambienti complessi come fiumi, grotte e fondali marini.

Quando si usa

  • Specie rare, protette o elusive
  • Popolazioni molto ridotte
  • Ambienti difficili da indagare
  • Specie attive solo in alcune stagioni
  • Ricerca di specie aliene invasive
 

Per cosa

  • Rilevare specie protette o invasive
  • Studiare comunità biologiche
  • Integrare il monitoraggio della biodiversità
  • Seguire l'evoluzione di habitat nel tempo
  • Supportare piani di gestione ambientale

L'eDNA non sostituisce i metodi classici (osservazioni dirette, fototrappole, rilievi sul campo), ma li integra — spesso orientando meglio le indagini.


Come funziona il metodo

Il percorso di analisi si articola in cinque fasi, dal campionamento in campo fino all'interpretazione ecologica dei risultati. Maggiori informazioni sul metodo sono descritte nella pubblicazione A practical guide to DNA-based methods for biodiversity assessment.

Fase 1

Campionamento

Si raccoglie un campione ambientale — acqua, sedimento o suolo — in un punto scelto in base agli obiettivi dello studio, alle caratteristiche dell'habitat e alla specie cercata. Per gli ambienti acquatici: fiumi, laghi, zone umide o mare.

 

Fase 2

Filtrazione del campione

Il materiale raccolto viene filtrato o trattato per concentrare le particelle biologiche presenti. È una fase delicata: il DNA ambientale può essere presente in quantità molto basse e si degrada rapidamente.

 

Fase 3

Estrazione del DNA

In laboratorio si estrae il DNA dal materiale filtrato, isolando le molecole genetiche presenti nel campione e rendendole disponibili per le analisi successive.

 

Fase 4

Amplificazione e sequenziamento

Si usano tecniche mirate per cercare una specie specifica, oppure il metabarcoding: si analizza una porzione di DNA comune a molti organismi e si confrontano le sequenze con banche dati genetiche, per ricostruire la comunità biologica presente nel campione.

 

Fase 5

Interpretazione dei risultati

I dati vengono valutati considerando: correnti e dinamica delle acque, stagione, ecologia della specie, qualità delle banche dati genetiche e possibile contaminazione. Il risultato non è una semplice lista di specie: richiede sempre una valutazione tecnica e un'interpretazione ecologica.


Vantaggi e limiti

Vantaggi

  • Non invasivo — non richiede cattura o disturbo degli organismi
  • Sensibile — rileva tracce anche molto ridotte
  • Versatile — utile per aree vaste o difficili da raggiungere
  • Integrabile — completa i metodi di monitoraggio tradizionali
 

Cautele

  • Un esito positivo non indica quanti individui siano presenti
  • Un esito negativo non esclude sempre la presenza della specie
  • Il DNA può trasportarsi lontano dal punto di origine
  • Richiede protocolli rigorosi e banche dati affidabili

Progetti e applicazioni in Liguria

Arpal integra l'eDNA in progetti di monitoraggio ambientale, collegando il dato genetico al contesto territoriale, ecologico e gestionale. Arpal si occupa di biodiversità dal 2002, con attività tecniche a supporto della tutela della biodiversità e dei siti Natura 2000 in Liguria.

VARIABIOMA — Biodiversità nella Piana del Magra

Arpal combina fototrappole e eDNA per rilevare specie e habitat anche dove l'osservazione diretta è difficile. I risultati presentati nel 2025 hanno evidenziato quasi 4.000 osservazioni e oltre 70 specie rilevate grazie alle attività di monitoraggio nella Piana del Magra.

Leggi di più sul progetto VARIABIOMA

 

ALPIMED+ ECOTERR — Risorse idriche, biodiversità e cambiamenti climatici

Il progetto lavora sulla caratterizzazione dell'area e sull'analisi di risorse idriche e biodiversità. L'eDNA è particolarmente utile per specie elusive come la lontra, che può lasciare tracce genetiche nell'acqua anche quando non viene osservata direttamente. In occasione della Giornata mondiale della biodiversità 2026, Arpal ha raccontato proprio questo approccio.

Leggi di più sul progetto ALPIMED+ ECOTERR


Il ruolo di Arpal

Arpal usa il DNA ambientale nell'ambito delle attività di studio, monitoraggio e tutela della biodiversità. L'Agenzia integra competenze di campo, analisi di laboratorio, gestione dei dati ambientali e supporto tecnico-scientifico agli enti.

L'uso dell'eDNA si inserisce nel lavoro più ampio che Arpal svolge per la conservazione della natura, la tutela degli habitat e il supporto alla gestione della Rete Natura 2000 in Liguria.

La biodiversità cambia nel tempo. Cambiamenti climatici, trasformazione degli habitat, inquinamento e specie invasive possono modificare gli equilibri degli ecosistemi. Il DNA ambientale, inserito in un quadro tecnico solido con metodi validati, migliora la conoscenza degli ecosistemi e rafforza le decisioni di tutela.

Tags
biodiversità | Li.Bi.OSS. | osservatorio

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