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  5. El Niño ed ENSO: cosa sappiamo davvero sull’estate in Europa

El Niño ed ENSO: cosa sappiamo davvero sull’estate in Europa

Mercoledì, 15 Aprile 2026
  • Che cos’è l’ENSO
  • El Niño: cosa cambia nel clima globale
  • Cosa indicano oggi i modelli
  • E l’Europa? Un collegamento debole
  • Perché allora si parla di estati molto calde
  • In sintesi

Negli ultimi giorni si sente parlare spesso di El Niño e dei suoi possibili effetti sulla prossima estate in Europa. Per capire davvero di cosa si tratta, è utile chiarire alcuni aspetti fondamentali del fenomeno più generale chiamato ENSO, di cui El Niño rappresenta una delle fasi.

Che cos’è l’ENSO

ENSO è l’acronimo di El Niño-Southern Oscillation. È un pattern climatico che riguarda l’Oceano Pacifico tropicale e l’atmosfera che lo sovrasta. Ha intensità variabile e cicli che, in media, si ripetono ogni 2-7 anni.

Non si tratta di un singolo evento, ma di un’oscillazione che alterna diverse fasi:

  • El Niño, caratterizzato da un riscaldamento anomalo delle acque superficiali del Pacifico centrale e orientale. In genere dura tra 9 e 12 mesi, anche se alcuni eventi possono persistere fino a 2 anni
  • La Niña, fase opposta, con un raffreddamento anomalo delle stesse aree. Di solito dura più a lungo, tra 1 e 3 anni
  • fase neutra, in cui le condizioni restano vicine alla media e la sua comparsa è più irregolare

Queste variazioni modificano la circolazione atmosferica su grande scala e possono influenzare temperature e precipitazioni in diverse aree del pianeta, soprattutto nelle regioni che si affacciano sul Pacifico.

El Niño: cosa cambia nel clima globale

Durante un evento di El Niño, parte del calore accumulato nell’oceano passa all’atmosfera. Questo processo altera i pattern climatici globali.

Gli effetti più evidenti si osservano nelle Americhe, in Asia e in Oceania, dove possono cambiare la distribuzione delle piogge, le temperature e la frequenza degli eventi estremi.

Cosa indicano oggi i modelli

Le analisi stagionali più recenti del Centro Europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (European Centre for Medium-Range Weather Forecasts, ECMWF) e del servizio Copernicus indicano condizioni che possono favorire lo sviluppo di El Niño nei prossimi mesi. Il segnale quindi c’è, ed è abbastanza condiviso tra i modelli.

ECMWF JJA SST from March 690px

Figura 1: La mappa mostra le anomalie previste della temperatura superficiale del mare secondo il contributo ECMWF alle previsioni stagionali del servizio Copernicus C3S.
La previsione è stata emessa a marzo 2026 ed è valida per il trimestre giugno-luglio-agosto. Fonte: C3S / ECMWF.

Tuttavia, non è ancora una conferma definitiva. ECMWF ricorda che gli aggiornamenti ufficiali sullo stato di ENSO vengono emessi dall’Organizzazione mondiale della meteorologia (World Meteorological Organization,WMO).

È un punto importante, perché alcune notizie circolate in questi giorni rischiano di dare un’impressione di certezza maggiore di quella reale. Le previsioni stagionali mostrano infatti una forbice ampia di possibili scenari e, in questo periodo dell’anno, l’incertezza è più alta per la cosiddetta barriera primaverile di prevedibilità. In sostanza, tra marzo e maggio il sistema climatico del Pacifico tropicale è naturalmente più difficile da prevedere.

Anche la WMO invita alla prudenza: al momento la fase neutra dell’ENSO resta lo scenario più probabile, anche se nei prossimi mesi aumenta la possibilità di un passaggio verso El Niño.

E l’Europa? Un collegamento debole

Quando si guarda all’Europa, la situazione cambia. Il segnale che arriva dal Pacifico tende infatti ad attenuarsi e viene “filtrato” da una catena complessa di interazioni atmosferiche. In pratica, non esiste una relazione diretta e affidabile tra la presenza o l’intensità di El Niño e un’estate calda nel Mediterraneo. Gli eventuali effetti sono indiretti, variabili e spesso secondari rispetto ad altri fattori, come la disposizione delle figure di alta e bassa pressione tra Europa, Atlantico e Nord Africa, oppure le oscillazioni della corrente a getto.

Inoltre, anche se El Niño dovesse svilupparsi tra tarda primavera ed estate, non avrebbe effetti immediati sulla stagione calda europea. Il sistema oceano-atmosfera, infatti, risponde con una certa inerzia ai primi cambiamenti della circolazione su larga scala.

Perché allora si parla di estati molto calde

Il punto centrale è che oggi possiamo avere estati molto calde in Europa anche indipendentemente dalle fasi dell’ENSO. Questo accade perché il clima di fondo è cambiato (come mostrato in Figura 2). Il segnale principale è legato al riscaldamento globale di origine antropica, che ha aumentato le temperature medie e ha reso più probabili, intense e persistenti le ondate di calore.

Fenomeni come El Niño e La Niña possono contribuire ad attenuare o amplificare l’anomalia termica media su scala globale. Questa anomalia, però, dipende in gran parte dal riscaldamento del sistema climatico. ECMWF sottolinea anche che il cambiamento climatico rende più complessa l’interpretazione dei segnali ENSO: non necessariamente rende El Niño più frequente o più forte, ma alza le temperature di fondo e può amplificarne gli impatti.

Un esempio: tra il 2014 e il 2016 si è osservato uno degli eventi di El Niño più forti della serie storica, che ha contribuito ad aumentare ulteriormente l’anomalia termica globale del 2016. Tuttavia, gli anni più caldi della serie storica sono stati di recente 2024, 2023 e 2025, in un contesto che ha attraversato sia La Niña che El Niño.

In sintesi

L’ENSO, e in particolare El Niño, è un fenomeno importante per il clima globale. Ma non rappresenta il principale motore delle estati calde europee. Il suo impatto sul Mediterraneo è limitato e incerto.

Oggi i modelli stagionali mostrano segnali che meritano attenzione, ma non consentono ancora conclusioni definitive. Il fattore dominante resta il riscaldamento globale (come mostrato in Figura 2), che modifica il contesto di base in cui si inseriscono tutti gli altri fenomeni climatici. Per questo motivo, anche senza un El Niño intenso, le estati europee possono risultare sempre più calde.

anomalia temperatura annuale 1880 2025

Figura 2: tratta da NASA GISS (data.giss.nasa.gov/gistemp/). Il grafico mostra le anomalie annuali di temperatura rispetto al periodo 1951-1980, separate tra terre emerse e superficie oceanica libera dai ghiacci permanenti.
Le linee sottili rappresentano i valori annuali, mentre le linee più spesse mostrano l’andamento smussato su cinque anni.

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