La Liguria possiede oltre 350 km di costa, su cui insistono un denso insediamento abitativo e produttivo, nonché una diffusa portualità. L’ambiente marino costiero ligure è caratterizzato da un litorale molto vario che ospita ambienti meritevoli di salvaguardia e una preziosa biodiversità, dalle praterie di Posidonia oceanica al coralligeno, senza dimenticare il prospiciente Santuario dei Cetacei.
Su incarico di Regione Liguria, alla quale la legge italiana affida il monitoraggio dell’ambiente marino costiero (D.Lgs. 152/06), l’Agenzia effettua controlli su acque, sedimenti ed indicatori biologici quali le praterie di Posidonia oceanica, i popolamenti macroalgali delle coste rocciose, il macrozoobenthos dei fondi mobili, al fine di arrivare ad una classificazione di qualità dei 26 tratti in cui è stata divisa la costa ligure.
La fascia costiera ligure indagata con il monitoraggio si estende fino a 3 km dalla costa e comunque entro la batimetrica dei 50 m e si articola in 26 aree (corpi idrici), individuati da ARPAL e Regione Liguria in base alle indicazioni del D.M. 131/08 e considerando prevalentemente i seguenti fattori (disponibili come informazioni GIS presso il Sistema Cartografico Regionale):
- morfologia della costa (tipologie costiere e unità fisiografiche);
- presenza e tipologia delle fanerogame marine (cioè piante superiori che vivono sommerse in mare);
- bacini idrografici;
- principali fattori di pressione insistenti sulla fascia costiera, sia di tipo puntuale (scarichi, condotte, porti) che diffuso (uso del suolo);
- zonazioni già esistenti: aree marine protette, tratti di balneazione, aree destinate alla molluschicoltura.
Tutti i corpi idrici, acque marine comprese, devono raggiungere un buono stato ambientale. Questo è uno degli obiettivi previsti dalla normativa europea sulle acque (direttiva 2000/60/CE, recepita con il D.Lgs. 152/06). Il monitoraggio fornisce un quadro complessivo dello stato ecologico e chimico dell’ambiente marino costiero e permette di classificare i corpi idrici per poterne verificare l’effettivo stato. In seguito ai risultati del monitoraggio, le autorità competenti (distretto idrografico e Regione) adottano i provvedimenti necessari per il mantenimento o il raggiungimento di un buono/elevato stato ambientale tramite il piano di gestione e il piano di tutela, in integrazione e coerenza con le acque di transizione, le acque interne superficiali, le acque interne sotterranee.
I corpi idrici marini costieri oggetto del monitoraggio
Il D.M. 131/08 fornisce inoltre le indicazioni tecniche su come “tipizzare” i corpi idrici: dal punto di vista geomorfologico e idrologico solo il corpo idrico “Foce Magra”, al confine conla Toscana, ha le caratteristiche di “pianura alluvionale” con “media stabilità della colonna d’acqua” (ovvero piuttosto influenzato da un fiume), tutti gli altri sono definiti come “rilievi montuosi” non influenzati da corsi d’acqua.
Arpal effettua il monitoraggio dell’ambiente marino costiero ligure dal 2001.
In ogni corpo idrico sono posizionate le stazioni di misura e di campionamento di acque, sedimento, fitoplancton, macroinvertebrati e, dove presenti, macroalghe delle coste rocciose e Posidonia oceanica, per un totale di più di 180 punti di campionamento.
|
CORPO IDRICO |
DESCRIZIONE |
ELEMENTI FISICO-CHIMICI IDRO MORFOLOGICI |
ACQUE E FITOPLANCTON |
SEDIMENTI |
MACRO INVERTEBRATI |
MACRO ALGHE |
P.OCEANICA |
|
1 |
Capo Mortola |
X |
X |
X |
X |
X |
X |
|
2 |
Ventimiglia-Bordighera |
X |
X |
X |
X |
||
|
3 |
Sanremo |
X |
X |
X |
X |
X |
|
|
4 |
Santo Stefano al mare |
X |
X |
X |
X |
X |
X |
|
5 |
Imperia |
X |
X |
X |
X |
X |
|
|
6 |
Diano Marina - Andora |
X |
X |
X |
X |
X |
X |
|
7 |
Laigueglia-Albenga |
X |
X |
X |
X |
X |
X |
|
8 |
Ceriale-Finale |
X |
X |
X |
X |
X |
|
|
9 |
Noli-Bergeggi |
X |
X |
X |
X |
X |
X |
|
10 |
Vado Ligure |
X |
X |
X |
X |
||
|
11 |
Savona |
X |
X |
X |
X |
X |
X |
|
12 |
Varazze-Arenzano |
X |
X |
X |
X |
X |
X |
|
13 |
Genova Voltri |
X |
X |
X |
X |
X |
|
|
14 |
Genova Polcevera |
X |
X |
X |
X |
||
|
15 |
Genova Bisagno |
X |
X |
X |
X |
||
|
16 |
Genova - Camogli |
X |
X |
X |
X |
X |
X |
|
17 |
Portofino |
X |
X |
X |
X |
X |
|
|
18 |
Portofino-Zoagli |
X |
X |
X |
X |
X |
X |
|
19 |
Chiavari - Sestri Levante |
X |
X |
X |
X |
||
|
20 |
Sestri Levante - Riva Trigoso |
X |
X |
X |
X |
X |
X |
|
21 |
Moneglia-Levanto |
X |
X |
X |
X |
X |
X |
|
22 |
Punta Mesco |
X |
X |
X |
X |
X |
X |
|
23 |
Cinque Terre |
X |
X |
X |
X |
X |
|
|
24 |
Portovenere |
X |
X |
X |
X |
X |
|
|
25 |
Golfo la Spezia |
X |
X |
X |
X |
||
|
26 |
Foce Magra |
X |
X |
X |
X |
Elementi di qualità ricercati in ciascuna area.
Nella tabella successiva si riportano le frequenze di campionamento nell’arco di un anno dei vari indicatori monitorati:
|
ELEMENTI DI QUALITÀ |
FREQUENZA DI CAMPIONAMENTO/ANNO |
|
BIOLOGICI |
|
|
Fitoplancton |
6 volte |
|
Fanerogame (Posidonia oceanica) |
1 volta* |
|
Macroalghe |
1 volta* |
|
Macroinvertebrati |
2 volte* |
|
IDROMORFOLOGICI |
|
|
Profondità e caratteristiche granulometriche |
1 volta e in coincidenza del campionamento degli elementi biologici Macroinvertebrati bentonici e Fanerogame |
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FISICO-CHIMICI E CHIMICI |
|
|
Condizioni termiche |
Bimestrale e comunque in coincidenza del campionamento del fitoplancton |
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Ossigenazione |
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|
Salinità |
|
|
Stato di acidificazione |
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|
Stato dei nutrienti |
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Trasparenza |
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Sostanze inquinanti |
Mensile/bimestrale in colonna d’acqua e annuale in sedimenti |
**Le macroalghe,la Posidonia oceanica e i macroinvertebrati bentonici sono campionati con un “monitoraggio stratificato”, ovvero ogni anno sono campionate alcune stazioni sino a ricoprire il set intero nell’arco di tre anni; tutti gli altri elementi di qualità sono invece indagati in tutti i corpi idrici ogni anno.
Nello svolgimento di tutte le suddette attività, Arpal collabora abitualmente con enti e organizzazioni attive in campo marino in ambito nazionale, come il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, il Ministero della Salute, le Capitanerie di Porto, e vari Istituti scientifici di riferimento come l’Istituto Superiore per la Ricerca Applicata (Ispra), l’Istituto Superiore di Sanità (ISS), il CNR, l’Enea. In ambito ligure, sono attive collaborazioni con l’Osservatorio Ligure Pesca e Ambiente, le Autorità Portuali di Genova, La Spezia e Savona, l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, i Carabinieri Subacquei, l’Acquario di Genova, vari Dipartimenti dell’Università di Genova, alcune Aree Marine Protette.
Tutti i dati prodotti durante i monitoraggi vengono elaborati e inseriti nel Sistema Informativo Regionale (SIRAL), accessibile sia agli addetti ai lavori che al pubblico.
Fitoplancton
Il fitoplancton, alghe microscopiche che vivono nell'acqua, è uno degli elementi di qualità utilizzati per valutare lo stato di salute dell'ambiente marino. Valori troppo elevati di clorofilla-a, indicatore di biomassa fitoplanctonica, sono un campanello di allarme per un eccessivo apporto di nutrienti (eutrofizzazione), principalmente causato da scarichi o da attività agricole.
Ad oggi l'indicatore individuato e condiviso a livello europeo è la concentrazione di clorofilla-a. I dati annuali misurati in ciascun corpo idrico sono trattati con tecniche statistiche e confrontati con valori di riferimento diversi a seconda della tipologia idrologica: un corpo idrico marino di cosiddetta bassa stabilità, ovvero caratterizzato da assenza di apporti fluviali significativi, avrà concentrazioni di clorofilla più bassi rispetto ad un'area marina di media o alta stabilità, ove afferiscono corsi d'acqua e quindi naturalmente più ricca di nutrienti e fitoplancton.
In Liguria il fitoplancton viene monitorato in tutti i 26 corpi idrici.
Posidonia oceanica

Le praterie sommerse di Posidonia oceanica rivestono un importante ruolo di protezione delle coste dall’erosione, stabilizzazione e consolidamento dei fondali, ossigenazione delle acque, produzione ed esportazione di grandi quantità di materia vegetale. Inoltre, la notevole sensibilità di questa pianta marina ad ogni perturbazione naturale o artificiale, la rende un ottimo indicatore biologico per determinare le qualità delle acque marine costiere.
La Direttiva 2000/60 /CE, recepita in Italia con il D.Lgs. 152/06, ha individuato P. oceanica come uno dei quattro elementi di qualità biologica da utilizzare per la classificazione dello stato ecologico delle acque marino costiere.
Arpal ha intrapreso il monitoraggio dei posidonieti nel 2002, nell’ambito del progetto ministeriale “Programma per il controllo dell’ambiente marino costiero”. Il monitoraggio, proseguito in continuo sino al 2006 ha previsto indagini su campo (balisage- che prevede la messa in mare di corpi morti posizionati lungo il limite della prateria, in modo da permettere, nel corso degli anni, di valutare eventuali variazioni dell’estensione della prateria- e rilievo di parametri visivi) e analisi in laboratorio (analisi fenologica- che si avvale dello studio di parametri utili a descrivere lo stato di salute delle piante- e lepidocronologica- che consiste nello studio dei cicli di vita delle foglie di P. oceanica) in tre stazioni poste in prossimità del limite inferiore di tre praterie: Imperia, Varazze-Arenzano e Punta Mesco.
A partire dal 2008 la rete di monitoraggio delle praterie di P. oceanica è stata estesa per rispondere a quanto richiesto dalla Direttiva 2000/60/CE. Sui complessivi ventisei corpi idrici individuati nella nostra Regione, sedici ospitano praterie di P. oceanica per un totale di diciannove posidonieti, da monitorare ogni tre anni, secondo quanto riportato dal D.M. 56/09. In ciascuna prateria sono state fissate due stazioni sulla batimetrica dei 15 m in cui effettuare indagini su campo ed in laboratorio.
Tutti i principali posidonieti liguri sono classificati mediante l'applicazione dell'indice PREI che ne definisce lo stato di qualità. L'indice si calcola elaborando i dati relativi ai seguenti parametri: densità fogliare, superficie fogliare per fascio, biomassa epifiti, biomassa fogliare, profondità e tipologia del limite inferiore. La caratterizzazione del limite inferiore dei posidonieti è stata realizzata mediante un sistema di riprese video sottomarine georiferite, messo a punto dall'OLPA (Osservatorio Ligure Pesca e Ambiente), integrato con immersioni pianificate ad hoc nei casi di maggiore complessità.
Dal 2021 la rete è stata ulteriormente ampliata per adempiere alla Direttiva quadro 2008/56/CE sulla strategia per l’ambiente marino, recepita in Italia con il D. Lgs 190 del 13/10/2010. Sono stati quindi incrementati i punti di monitoraggio aggiungendo in diversi posidonieti tre transetti con all’interno una stazione di campionamento a 15 m e una sul limite inferiore. Per ulteriori dettagli è possibile consultare la pagina del sito dedicata al Monitoraggio Strategia marina.

Nella figura sopra si riporta la rete di monitoraggio delle praterie di Posidonia oceanica, in atto dal 2002 ad oggi lungo tutta la costa ligure e, di seguito, alcuni particolari dell’attività in campo e in laboratorio.

Rilievi e campionamento subacquei

Attività di laboratorio sui fasci di Posidonia
Popolamenti macroalgali delle coste rocciose
Le macroalghe sono un altro elemento di qualità biologica che la Direttiva 2000/60 ha individuato per valutare la qualità biologica di un corpo idrico.
Le scogliere sono particolarmente adatte alla valutazione dello stato ecologico: la qualità delle acque superficiali è, infatti, altamente influenzata dalla presenza di inquinanti, come tensioattivi e idrocarburi o sostanze nutrienti in eccesso, generalmente legati ad aree altamente urbanizzate. Questi inquinanti tendono ad accumularsi nei primi metri d'acqua e compromettono in particolare le comunità bentoniche superficiali che risultano impoverite.
Le comunità dei substrati rocciosi marini rispondono ai cambiamenti delle condizioni ambientali in tempi relativamente brevi e per questo motivo sono adatte al monitoraggio dello stato ecologico delle acque costiere. Per tutti questi motivi la Direttiva 200/60 ha inserito anche le macroalghe come uno dei quattro elementi di qualità biologica per poter classificare lo stato di qualità dei corpi idrici marino costieri.
Fra le macroalghe che si ritrovano in gran parte della costa rocciosa ligure, la specie Cystoseira, grazie alla sua particolare sensibilità può rappresentare un utile indicatore della presenza di scarichi civili, e quindi in ultima analisi della qualità ecologica degli ambienti costieri.
ARPAL effettua il monitoraggio delle comunità macroalgali dal 2006 in 16 corpi idrici lungo la costa ligure. L’attività di monitoraggio prevede l’applicazione dell’indice CARLIT che consiste nel mappare tratti di costa rocciosa non antropizzata, con un supporto cartografico costituito da una fotografia aerea georeferenziata a cui è sovrapposta la linea di costa suddivisa in settori di 50 m di lunghezza. 20 settori costituiscono un tatto di costa di 1000 m, ogni area indagata è rappresentata da tre tratti “est” “centro” e “ovest”, come illustrato nella mappa seguente.

Il metodo CARLIT sfrutta lo sviluppo lineare dei popolamenti algali superficiali. In particolare, i popolamenti oggetto di campionamento sono quelli che si sviluppano immediatamente al di sopra (mesolitorale inferiore,da 0 a 20cm circa) e al di sotto (frangia infralitorale, da 0 a 30-50cm di profondità) dello “zero biologico” (Pérès & Picard, 1964), quest’ultimo inteso come il livello medio del mare, derivante all’effetto combinato dell’idrodinamismo (maree e moto ondoso).
A seconda della predominanza di una determinata comunità, si associa al sito monitorato un punteggio che concorre al conferimento di una classe di qualità.
Il metodo CARLIT non è applicato a tratti di costa sabbiosi o artificiali che non sono considerati oggetto di indagine. Anche aree fortemente influenzate dalla presenza di "disturbi naturali", quali ad esempio apporti fluviali, vanno scartate o valutate con attenzione.
Macrobenthos dei fondi mobili
Lo studio degli organismi bentonici che vivono nei primi 20 cm del sedimento marino (vermi, crostacei e altri invertebrati) rappresenta uno strumento di indagine molto importante ai fini della classificazione dello stato di salute dell'ambiente marino costiero ligure. La composizione delle comunità degli organismi macrobentonici permette infatti di evidenziare stress naturali e/o di origine antropica, in quanto alcune delle proprietà intrinseche di tali organismi (hanno cicli vitali piuttosto lunghi e sono relativamente sedentari con un rapporto diretto con il fondale) garantiscono una buona capacità di rivelare gli effetti delle variazioni ambientali e di memorizzarle nella struttura della comunità stessa, risultando particolarmente utili per lo studio degli effetti locali di disturbo.
L'indice biotico M-AMBI (acronimo che sta a significare Multimetric-AZTI Marine Biotic Index) è in grado di riassumere la complessità delle comunità dei sedimenti marini, e permette una lettura ecologica semplificata dell'ambiente che si sta studiando.
ARPAL effettua, ai sensi del D. Lgs 152/06, i campionamenti della matrice sedimento finalizzata allo studio delle comunità macrobentoniche con il supporto di OLPA dal 2002 in 28 stazioni situate lungo la costa ligure. Dal 2023 anche le analisi di laboratorio sono effettuate da Arpal.
Monitoraggio Ostreopsis ovata
Dal mese di giugno a settembre, ogni quindici giorni, Arpal esegue il monitoraggio dell'Ostreopsis ovata nelle seguenti sedici aree.
All'interno dell'area le fasi del piano e i fattori di rischio si riferiscono ai punti potenzialmente favorevoli alla fioritura di Ostreopsis ovata, che presentano caratteristiche quali acqua poco profonda, basso ricambio idrico (ad esempio, in presenza di strutture antierosione), fondo roccioso-ciottoloso e presenza di macroalghe.
Dati relativi alla stagione 2025
Qui sono disponibili i dati relativi alla stagione 2025.
Rete di monitoraggio
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Area |
Confini delle aree studio |
Comuni interessati |
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Limite Ovest |
Limite Est |
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1 |
Confine di Stato Francia - Italia |
Capo Sant’Ampelio |
Ventimiglia; Camporosso; Vallecrosia; Bordighera |
|
2 |
Capo Sant’Ampelio |
Molo di sopraflutto Porto di San Lorenzo al Mare |
Bordighera; Ospedaletti; Sanremo; Taggia; Riva Ligure; S. Stefano al Mare; Cipressa; Costarainera; San Lorenzo al mare |
|
3 |
Molo di sopraflutto Porto di San Lorenzo al Mare |
Capo Mele (Confine Andora - Laigueglia) |
San Lorenzo al Mare; Imperia; Diano Marina; San Bartolomeo al Mare; Cervo; Andora |
|
4 |
Capo Mele (Confine Andora - Laigueglia) |
Punta Crena |
Laigueglia; Alassio; Albenga; Ceriale; Borghetto S. Spirito; Loano; Pietra Ligure; Borgio Verezzi; Finale Ligure |
|
5 |
Punta Crena |
Piscina Comunale presso Punta San Erasmo |
Finale Ligure; Noli; Spotorno; Bergeggi; Vado Ligure; Savona |
|
6 |
Piscina Comunale presso Punta San Erasmo |
Punta San Martino (porticciolo di Arenzano) |
Savona; Albissola Marina; Albisola Superiore; Celle Ligure; Varazze; Cogoleto; Arenzano |
|
7 |
Punta San Martino (porticciolo di Arenzano) |
Limite Ovest diga aeroporto |
Arenzano; Genova Ponente |
|
8 |
Ponte Ex Idroscalo adiacente Ponte San Giorgio |
Punta Chiappa |
Genova Levante; Bogliasco; Pieve Ligure; Sori; Recco; Camogli |
|
9 |
Punta Chiappa |
Punta Chiappe |
Camogli; Portofino; Santa Margherita Ligure; Rapallo; Zoagli; Chiavari |
|
10 |
Punta Chiappe |
Punta di Sestri |
Chiavari; Lavagna; Sestri Levante |
|
11 |
Punta di Sestri |
Fine zona B Area Protetta Cinque Terre |
Sestri Levante; Moneglia; Deiva Marina; Framura; Bonassola; Levanto; Monterosso al Mare |
|
12 |
Fine zona B Area Protetta Cinque Terre |
Capo dell’Isola (lato Ovest) Isola Palmaria |
Monterosso al Mare; Vernazza; Riomaggiore; La Spezia; Portovenere |
|
13 |
Capo dell’Isola (lato Est) Isola Palmaria |
Punta Santa Teresa |
Portovenere |
|
14 |
Punta Santa Teresa |
Punta molo Porto di Lerici |
Lerici |
|
15 |
Punta molo Porto di Lerici |
Bocca di Magra molo porto |
Lerici; Ameglia |
|
16 |
Bocca di Magra molo porto |
Confine Toscana |
Ameglia; Sarzana |
Fasi del piano di sorveglianza e azioni da intraprendere nelle aree ad elevato e medio rischio di fioritura* di Ostreopsis cf. ovata
Rapporto ISTISAN 14/19
Per “Densità in colonna d’acqua” si intende il numero di cellule su litro di Ostreopsis ovata rilevate durante il monitoraggio
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Fasi Del Piano |
Livelli Di Rischio Sanitario |
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FASE DI ROUTINE |
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1. Densità in colonna d’acqua ≤10.000 cell/l Indipendentemente da condizioni meteoclimatiche |
Trascurabile |
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2. Densità in colonna d’acqua 10.000-30.000 cell/l Periodo prolungato con sufficiente idrodinamismo e temperature molto inferiori a quelle di fioritura |
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FASE DI ALLERTA |
||
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|
1. Densità in colonna d’acqua 10.000-30.000 cell/l
Periodo prolungato con scarso idrodinamismo e temperature ottimali di fioritura** |
Trascurabile |
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2. Densità in colonna d’acqua 30.000-100.000 cell/l Condizioni meteo sfavorevoli a formazione di aerosol e spruzzi |
Contatto e inalazione: possibili sintomi e/o segni locali e sistemici lievi |
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FASE DI EMERGENZA |
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1. Densità in colonna d’acqua >30.000 cell/ Condizioni meteo-marine favorevoli alla formazione di aerosol e spruzzi d’acqua |
Contatto: possibili sintomi e/o segni locali. Inalazione: possibili sintomi e/o segni locali, disturbi respiratori, effetti sistemici |
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2. Densità in colonna d’acqua >100.000 cell/l indipendentemente dalle condizioni meteoclimatiche |
Ingestione: possibili sintomi e/o segni locali da contatto; rischio di effetti sistemici |
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3. Presenza di materiale denso in superficie |
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4. Segnalazioni di tipo sanitario associabili all’esposizione durante la fioritura |
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Attività previste
come dettagliato dall'allegato 4 del DD 2014 del 20/03/2024
ARPAL: Intensificazione del monitoraggio in caso di superamento della concentrazione di 30.000 cell/l
MISURE DI GESTIONE
In fase di allerta:
-
- il Sindaco comunica alla ASL territorialmente competente, alla Regione Liguria (
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. ), al Ministero della Salute e al Ministero dell’Ambiente le misure per informare il cittadino e prevenire esposizioni pericolose. - La ASL territorialmente competente nei casi di Fase di Allerta 2 (rischio non trascurabile) informa i presidi di primo soccorso posti sul territorio, che nel caso di casi con sintomatologia sospetta o conclamata ne danno prontamente riscontro alla ASL, e questa immediatamente ne dà riscontro ad ARPAL e Regione Liguria e al Sindaco del Comune interessato
- il Sindaco comunica alla ASL territorialmente competente, alla Regione Liguria (
In fase di emergenza:
-
- il Sindaco comunica alla ASL territorialmente competente, alla Regione Liguria (
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. ), al Ministero della Salute e al Ministero dell’Ambiente Ministero della Salute e Ministero dell’Ambiente le misure per informare il cittadino e prevenire esposizioni pericolose, indicando le misure di prevenzione adottate e le eventuali azioni intraprese (cartellonistica, bollettini, segnaletica, pubblicazioni sui portali nazionali e regionali; eventuali ordinanze sindacali di divieto). - La ASL territorialmente competente informa sempre i presidi di primo soccorso posti sul territorio, che nel caso di casi con sintomatologia sospetta o conclamata ne danno prontamente riscontro alla ASL, e questa immediatamente ne dà riscontro ad ARPAL e Regione Liguria e al Sindaco del Comune interessato.
- il Sindaco comunica alla ASL territorialmente competente, alla Regione Liguria (
*NB: Le aree ad elevato e medio rischio di fioritura di Ostreopsis ovata sono piccole porzioni del tratto di costa, e non la sua interezza. Si tratta di punti potenzialmente favorevoli che presentano le seguenti caratteristiche:
- acqua poco profonda;
- basso ricambio idrico (ad esempio, in presenza di strutture antierosione);
- fondo roccioso-ciottoloso;
- macroalghe.
I tratti di costa alta, le spiagge aperte, quelle sabbiose, i tratti interessati da correnti non costituiscono l’habitat dell’Ostreopsis.
Per saperne di più...
Ostreopsis ovata è una microalga che appartiene alla famiglia delle Ostreopsidaceae. È una specie di probabile origine tropicale, individuata in diverse zone del Mediterraneo a partire dalla fine degli anni novanta.
Ostreopsis ovata è praticamente invisibile a occhio nudo: le sue dimensioni variano fra i 27 e i 35 micrometri (μm) in larghezza e fra i 47 e i 55 μm in lunghezza (1 μm= 1 millesimo di millimetro).
Ostreopsis ovata vive nei primi metri vicini alla riva, in acque poco profonde, ancorata alle macroalghe che popolano comunemente le scogliere; non si trova su sabbia e su fondali che degradano rapidamente.
In condizioni persistenti di alte temperature, elevato irraggiamento solare e scarso moto ondoso o riciclo delle acque, si può verificare la cosiddetta fioritura (o bloom) algale. La fioritura è un fenomeno naturale, durante il quale ogni cellula si duplica, aumentando di numero esponenzialmente in breve tempo. Durante la fioritura Ostreopsis risulta "visibile" anche ad occhio nudo, perché le cellule, riproducendosi, si accumulano sul fondo a formare ammassi filamentosi di colore marrone-ruggine. Raggiunto il culmine della fioritura, il numero di cellule cala repentinamente.
Durante la fioritura può, in alcune occasioni molto particolari e tuttora allo studio di diversi gruppi di ricerca internazionali, rilasciare una tossina, oggigiorno identificata come ovatossina (parente della palitossina, ma molto meno pericolosa per la salute umana).
La fioritura è una condizione necessaria ma non sufficiente per il rilascio della ovatossina: ci sono stati episodi di tossicità con poche migliaia di cellule/litro, mentre altre fioriture con milioni di cellule/litro sono risultate innocue.
Gli effetti prodotti sull'uomo, causati dal contatto e dall'inalazione dell'aerosol marino, sono temporanei e rapidamente reversibili, e riguardano le prime vie respiratorie; solo talvolta si sono registrati stati febbrili.
Per ulteriori informazioni scarica i seguenti materiali:
- opuscolo Arpa Liguria 2012: Alla scoperta dell'Ostreopsis ovata
- opuscolo Arpa Liguria 2007: l'alga invisibile: vademecum sotto l'ombrellone.
- opuscolo Apat (adesso Ispra, l'Istituto Superiore: L'alga invisibile Ostreopsis ovata impariamo a conoscerla.
La sua presenza a Genova è arrivata all'attenzione dell'opinione pubblica nell'estate del 2005, a causa della contemporanea intossicazione di circa duecento persone.
Punti potenzialmente favorevoli alla fioritura
I punti in questione possono essere quelli che presentano le seguenti caratteristiche:
·acqua poco profonda;
·basso ricambio idrico (ad esempio, in presenza di strutture antierosione);
·fondo roccioso-ciottoloso;
·macroalghe.
I tratti di costa alta, le spiagge aperte, quelle sabbiose, i tratti interessati da correnti non costituiscono l’habitat dell’Ostreopsis.




(le foto sono semplicemente a titolo di esempio: su una spiaggia molto grande, la parte potenzialmente interessata dalla fioritura è solo quella racchiusa nel circoletto)
Acque particolarmente limpide e una situazione nel complesso stabile per le sostanze legate alle attività produttive. È il primo quadro generale che emerge dal monitoraggio straordinario effettuato dal Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (SNPA) e dal Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto. A partire dal mese di aprile, su richiesta del Ministero dell’Ambiente, è stata avviata una campagna di analisi in mare – oltre quelle ordinarie – per fotografare gli effetti del lockdown sulle acque italiane. Il monitoraggio è stato condotto in 457 stazioni di prelievo lungo tutto l’arco costiero nazionale, scelte tra quelle che presentavano dati storici confrontabili con quelli 2020.
QUI potete trovare l’intero comunicato stampa nazionale.
All’attività ha partecipato anche Arpal (71 stazioni di campionamento - s.c. -) in collaborazione con la Direzione Marittima di Genova, che ha individuato 24 transetti, lungo l’arco ligure, per un totale di 71 stazioni di campionamento: i transetti rappresentano aree a diverso impatto antropico incluse nella rete di monitoraggio ex D.Lgs 152/2006, per la quale si dispone di una importante serie storica di dati; oltre a ciò è stato effettuato un campionamento di nutrienti in ulteriori 3 stazioni, appartenenti alla rete “Strategia marina”- valutazione apporto fluviale. La campagna è stata effettuata nel mese di maggio 2020.
Sono stati analizzati: temperatura, salinità, pH, clorofilla “a”, torbidità, ossigeno disciolto, trasparenza; nutrienti; parametri inquinanti indicatori di pressioni dovute ad attività produttive che incidono sul territorio (metalli e composti organici quali pesticidi, Idrocarburi Policiclici Aromatici; solventi, etc); è stata condotta l’analisi quali-quantitativa della componente fitoplanctonica.
Dai risultati ottenuti si desume che la situazione riscontrata è in media con quanto mediamente rilevato nello stesso periodo degli anni precedenti. Nelle stazioni del ponente ligure si osservano valori di trasparenza oltre i 15 metri di profondità, superiori alle medie stagionali riscontrate negli anni precedenti che si aggirano, nelle medesime stazioni, intorno ai 10 metri. Il quadro ambientale delle acque marino costiere liguri appare dunque in linea con quanto rilevato storicamente nelle stesse stazioni, stesso periodo dell’anno, sotto i diversi punti di vista: idrologico, trofico, biologico (fitoplancton), chimico. Sono stati riscontrati alcuni valori di inquinanti non trascurabili, ma non superiori alle concentrazioni massime ammissibili previste dal D.Lgs 152/06.
Arpal, nella sua opera di tutela del mare e delle coste liguri, effettua diversi tipi di monitoraggio, affidandosi anche all’utilizzo dei bioindicatori.
Proprio in questi giorni, i biologi dell’Agenzia ligure stanno completando il monitoraggio dello stato ecologico delle acque costiereattraverso l’applicazione dell’indice Carlit.
Si tratta di una particolare indagine non invasiva, che analizza i popolamenti superficiali di substrato roccioso prevalentemente dominati da macroalghe.
Questi organismi viventi, infatti, rispondono ai cambiamenti delle condizioni ambientali in tempi relativamente brevi; una prerogativa che consente di avere una “fotografia” attendibile della situazione in essere.
L’impatto dell’uomo incide sulla varietà, qualità e tipologia di alghe presenti sulle scogliere; o, per dirla in maniera più tecnica, le perturbazioni antropiche di diverso genere (l’urbanizzazione della costa oppure l’eutrofizzazione, ossia l’arricchimento di nutrienti originato dagli scarichi fognari) provocano cambiamenti nelle comunità delle scogliere superficiali.
Le macroalghe brune strutturanti (Fucales) tendono a scomparire, mentre le specie tolleranti allo stress (es. feltri di Corallinales articolate) diventano dominanti in situazioni di moderato disturbo.
In caso di disturbo di grande intensità e durata, invece, si affermano principalmente specie opportuniste (es. Ulvales, la cosiddetta "lattuga di mare"). Molti studi hanno descritto questa tendenza in diverse aree, evidenziando come tali processi possano essere considerati comuni e paragonabili a scala mediterranea, seguendo una dinamica generale.
La situazione osservata nel 2020 è in linea con quella pregressa: in attesa di finire le elaborazioni dell'indice, le osservazioni puntuali non stravolgono quelle dello scorso triennio. Sono state trovate comunità ricche, con una buona densità di organismi, principalmente dominate da cystoseira, indicativa di un'ottima qualità ambientale. Sulle scogliere più esposte all'azione del moto ondoso la comunità algale risulta banalizzata, ma la causa in questo caso è naturale.
Il metodo Carlit è uno strumento utile per uno screening su vaste aree (grazie alla semplicità d’applicazione e ai costi limitati), per mettere in evidenza possibili zone a rischio o individuare dove approfondire il monitoraggio con ulteriori indagini.
Arpal è stata tra i primi ad applicare questo indice, mettendolo a punto insieme all'Università di Genova già nel 2004; ad oggi il Carlit è utilizzato in gran parte delle coste Mediterranee (italiane, spagnole e francesi).
Con la bella stagione cambiano alcune attività di Arpal: proprio durante il periodo estivo infatti l'Agenzia svolge anche il monitoraggio delle microalghe potenzialmente tossiche.
Si tratta di organismi marini piccolissimi, invisibili da soli a occhio nudo, che in particolari e rare condizioni possono rilasciare tossine e perciò devono essere controllate.
La più "famosa" è, almeno in Italia, l'Ostreopsis ovata, salita agli onori delle cronache in Liguria una calda domenica di luglio 2005: qui è possibile consultare i risultati del monitoraggio che si svolge ogni anno da giugno a settembre.
I campioni vengono prelevati in sedici punti lungo la costa ligure e letti nel laboratorio Arpal di Levante, riferimento regionale per la determinazione quali-quantitativa dei ceppi algali potenzialmente tossici.
Proprio in questi giorni si è notata la fioritura di un' altra "alghetta" estremamente appariscente.
Si tratta dell'Alexandrium taylorii, una vecchia conoscenza dei tecnici Arpal, che sta approfittando delle attuali condizioni meteo marine stabili per creare una “marea colorata” in alcune aree del levante ligure.
Già martedì 7 luglio questo piccolo dinoflagellato marino è stato riscontrato in quantità significative a Sestri Levante; quando prolifera fino a concentrazioni elevate colora l’acqua di un giallo-verde intenso.
Non si tratta, come detto, di una novità: la presenza di Alexandrium taylorii - anche associato ad altre specie - era già stata segnalata nel 2010, e negli anni successivi si sono verificate intense proliferazioni (o fioriture) proprio nella Baia del Silenzio, incuriosendo molti bagnanti.
Le fioriture (dette anche bloom) di alcune specie fitoplanctoniche possono a volte determinare lievi disagi in soggetti particolarmente sensibili o comunque alterare l'aspetto visivo dell’acqua, generalmente si dissolvono in poche ore.
Da diversi anni Arpal partecipa a progetti di ricerca; in particolare, dal 2018 è consulente del progetto @lgawarning, coordinato da ETT SpA e DIMES-Università di Genova, dedicato specificatamente all’innovazione delle tecniche di monitoraggio della qualità delle acque e della valutazione del rischio ambientale marino.
Una attività di rilievo scientifico, che nei giorni scorsi è addirittura approdata sulla rivista internazionale Harmful Algal News: il numero uscito a giugno vede infatti un primo approfondimento dedicato proprio alle fioriture algali del levante ligure, a firma - fra gli altri - delle "nostre" Valentina Giussani, Fabrizia Colonna e Rosella Bertolotto.
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Data 19/05/26







